Lo stemma di Calcinato

 

Prime testimonianze

        Gli stemmi comunali nacquero non appena le comunità poterono fregiarsi del titolo di comune.  

        Per quanto riguarda Calcinato, il primo documento antico pervenutoci che lo indica come comune risale al 27 ottobre 1376. La carta afferma che Floriolo de Calcinado e Jacobo de Paytonibus agivano a nome comunis et universitatis et hominum terrae de Calcinado; quindi nella seconda metà del XIV secolo il comune è una realtà esistente e già costituita. Rispetto poi alla sua nascita, al tempo e alle circostanze del suo accadere, la questione si complica, poiché non esistono studi specifici cui fare riferimento. Si sa che ancora nel 1167 i territori di Calcinato erano inseriti nei vasti possedimenti dei conti Longhi, la cui dominazione, tra la fine del XII e la prima metà del XIII secolo, subì un notevole ridimensionamento. Ciò potrebbe aver favorito la nascita della comunitas Calcinati.

        Lo stemma originario dovrebbe essere nato in quello stesso periodo; purtroppo però non se ne possiede alcuna testimonianza. La prima immagine ritrovata è infatti ben più tarda, poiché risale alla fine del XVI secolo, ovvero al 1591. Essa è impressa sul testamento di Battista del fu Zuan Giacomo de Spera; l'instrumento è chiuso con ben otto sigilli, i quali raffigurano l'emblema della comunità. I sigilli dovevano essere almeno sette perché tale era il numero dei testimoni necessari perché il testamento fosse valido. L'usanza di chiudere i testamenti col sigillo è molto antica, risale infatti all'epoca romana e lo si faceva per i testamenti solenni. Lo stemma inserito in uno scudo ovale, ornato da cartigli, rappresenta due spighe decussate con ai lati due "C", che stanno per Comunitas Calcinati. Per quanto riguarda le due spighe, la rappresentazione di figure vegetali negli stemmi non è rara. Si ricordi, per restare ad una località vicina, il caso di Castenedolo che ha come emblema civico il castagno.        Calcinato, le cui vicende non si sono intrecciate con quelle di una potente casata nobiliare, essendo esso un semplice comune rurale, ha rappresentato nello stemma il prodotto agricolo più diffuso nel suo territorio, ossia un cereale. Ma quale?

        Qualche problema interpretativo infatti pone l'esatta individuazione delle due spighe. Si tratta sicuramente di un grano minuto: miglio o sorgo, che costituivano i cereali più presenti nella dieta alimentare delle popolazioni rurali medievali, insieme a segale, orzo, spelta e panico. Questi semi nell'Alto Medioevo surclassarono nella produzione il frumento fino a causarne un clamoroso crollo, che sarà colmato solo nel periodo comunale. Il loro successo fu dovuto a una pluralità di fattori quali le limitate esigenze in materia di fertilità del terreno e di applicazione di tecniche agricole e la garanzia di una resa più abbondante e sicura.

        Nei secoli passati anche Calcinato si dedicò alla coltivazione, oltre che del frumento, dei cereali inferiori, in particolare miglio e sorgo. A conferma di ciò si possono citare alcuni documenti, che si distribuiscono lungo un arco di tempo plurisecolare, a cominciare dal polittico del monastero bresciano di Santa Giulia, una sorta d'inventario di beni, coloni e redditi redatto per le monache di S. Giulia all'inizio del X secolo. In esso sono indicati in maniera dettagliata tutti i vari tipi di grani e le località dalle quali provenivano come canoni versati al cenobio. Tra queste compare pure Calcinato, il cui territorio in quel periodo apparteneva in buona parte al monastero. I contadini di Calcinato gli versavano 64 moggi di cereali, dei quali il 78% era rappresentato dalla coltivazione del miglio, l'8% dal frumento, il 3% dalla melega (sorgo), il 2% dalla segale, il 2% dall'orzo e il 7% dai legumi. Come possiamo notare il miglio era il cereale più coltivato nei territori calcinatesi del monastero e se confrontiamo tra loro i canoni delle diverse località ci rendiamo conto che, dopo Iseo che consegnava solo miglio, Calcinato è la zona che, in percentuale, ne versava al monastero la maggior quantità. Se si scorrono poi documenti notarili del XV e XVI secolo si nota che nei diversi rogiti il miglio e il sorgo, chiamato meliga, erano ben radicati nella tipologia delle coltivazioni. E ancora, nei documenti del XVIII secolo, che riportano danni subiti, relativi ai beni immobili e ai prodotti della terra, dalla comunità di Calcinato per le incursioni dell'armata Imperiale, vengono spesso citati, tra i cereali guastati, oltre al formentone, ovvero il granoturco che fa la parte del leone, al frumento, alla segale, anche il miglio e il sorgo. In conclusione possiamo affermare con certezza che sia il miglio che il sorgo erano largamente coltivati nei territori di Calcinato durante tutta la sua storia.

        Dopo aver circoscritto il campo delle possibilità al miglio e al sorgo, impresa più ardua è tentare di individuare a quale dei due cereali appartenga l'infiorescenza riprodotta sul testamento del XVI secolo. Scorrendo gli stemmi dei paesi lombardi, mentre non si è trovato nessun paese che abbia come emblema il sorgo, numerosi risultano quelli che hanno adottato il miglio. Inoltre gli stemmi di famiglie Miglio conservati nel Codice Trivulziano e Archinto, presentano una composta pannocchia, che richiama quella dell'emblema cinquecentesco di Calcinato. Si potrebbe allora concludere che si tratti di miglio anche se, ad onor del vero, non è facile distinguere i due cereali nelle immagini antiche e recenti dato il loro generale precario stato di conservazione e la approssimazione nella resa grafica del Medioevo, senza inoltre dimenticare che, a seconda dei periodi, la raffigurazione induce l'osservatore a propendere ora per il sorgo ora per il miglio.

Variazioni nel tempo: i secoli XVII e XVIII

        Le rappresentazioni degli stemmi subirono spesso nel corso dei secoli trasformazioni dovute a diversi motivi: per ragioni politiche, quali la sottomissione ad una nuova forza o per la cacciata di una fazione e l'emergere di nuovi riferimenti e così via dicendo, o per semplici motivi accidentali, quali la variazione della moda o del gusto. Anche quello di Calcinato subì nel tempo delle mutazioni, come si vede in alcuni documenti del Seicento dove il campo dello scudo ovale è occupato da tre monti, che rappresentano le colline sulle quali sorge il paese, chiaro richiamo al suo aspetto orografico. Si tratta di una novità, sebbene si ritrovi spesso quest'immagine allusiva al borgo bresciano nei documenti che lo riguardano; infatti se scorriamo le antiche mappe che lo rappresentano, notiamo che quest'ultimo viene quasi sempre collocato su alture. Sulle colline poggia però una sola spiga, simile a quelle presenti nel testamento del XVI secolo, e non più due. A lato vi sono le due "C", mentre sono scomparsi i cartigli ornamentali. La prima rappresentazione di questo nuovo sigillo risale al 26 ottobre l639. L'emblema, molto rovinato e nel quale si riesce appena ad intravedere la pianta del cereale inferiore, i monti e le due "C", è posto ai piedi di un documento della vicinia di Calcinato. Molto più nitido è invece quello posto ai piedi di un atto notarile in data 2 gennaio 1680, che concedeva ad Angelo Bonaccino, appaltatore della "beccaria" [macello] di Calcinato, di non pagare dazi e gabelle. In esso appaiono ancora i tre colli, sui quali poggiano le due "C" e la pannocchia espansa; il disegno è così ben conservato che nel panicolo è possibile vedere i grani. Lo stesso emblema è raffìgurato anche su documenti più tardi. Nel Seicento sono però presenti delle varianti, che richiamano il primo stemma cinquecentesco. La più antica si trova raffigurata nel libro dei battezzati del 1693 donato dal comune alla parrochhia e sul quale vi è disegnato uno scudo accartocciato entro il quale trova posto lo stemma costituito dai monti con due spighe decussate, ma senza le due "C".

Un'altra raffigurazione, simile a quella appena descritta, è apposta su una teca d'argento, ugualmente dono del comune nel 1762 alla parrocchia. Sull'urna, destinata a conservare le reliquie di S. Germano, sono impresse, in dimensioni molto ridotte, le due pannocchie, che ora appaiono mutile del gambo, ma che probabilmente in origine erano incrociate. Di tale dono si trova menzione nelle delibere della vicinia in data 13 aprile 1762:

... a quali sta esposto che essendosi del tutto resa corosa l'Arca o sia repostiglio dell'Ossa del nostro glorioso martire e protettore S. Germano essere necessario costruerne un'altra per effetto suddetto e avendo la spettabile Banca seriamente pensato che sarebbe cosa proficua e di maggior sua durata tale sentimento... ...a spettabili consiglieri significato e da essi ben inteso hanno ordinato di mandar parte d'incaricar detta attuale spettabile Banca di far costruire detta arca nel modo e forma di sopra espressa ed a piacere della spettabile Banca... Essendo grave la spesa da farsi per la nuova arca del nostro glorioso martire e protettore S. Germano e conseguentemente non potendosi solennezzare la sua festa con quel decoro e onore che richiederebbe il merito di tal santo massime perché cadente in domenica due Maggio prossimo. L'andare perciò parte di dar facoltà all'attuale spettabile Banca di fargli quell'onore che crederà più proprio e conveniente...

        Purtroppo il documento, oltre ad informarci che "l'arca" era molto rovinata e necessitava di essere sostituita con una nuova, non offre ulteriori informazioni. Aggiunge soltanto che la realizzazione della nuova urna richiedeva un'ingente somma di danaro. Perciò, per timore di non solennizzare decorosamente il santo, si sollecitava la "spettabile Banca" perché trovasse una soluzione adeguata. In nessun altro provvedimento della vicinia degli anni settanta si fa menzione del seguito della vicenda del reliquiario; sta di fatto che una soluzione decorosa fu trovata perché l'urna, riportante la data Anno Domini 1762, si trova tutt'oggi in possesso della chiesa parrocchiale. E' curioso notare che in tutti e due i doni, il libro dei battezzati e l'arca di S. Germano, fatti dal comune alla parrocchia l'emblema rappresentato ricordi quello più antico ed elaborato del XVI secolo, pur con alcune modifiche, nonostante fosse già in uso quello più semplificato del Seicento. Si può supporre che il comune utilizzasse due stemmi simili, ma non identici, il che denota come Calcinato non codificò mai precisamente il proprio stemma, forse perché ne faceva un uso assai limitato, utilizzandolo solo in circostanze importanti quali atti comunali di particolare rilievo o, come nei due casi sopra ricordati, doni alla parrocchia.

I cambiamenti nel XIX secolo

 

      Con la Rivoluzione francese e l'avvento dell'impero napoleonico nacque una nuova araldica, la quale fu ben diversa dalla precedente; vennero infatti introdotte regole minuziose che irrigidirono in parametri burocratico-curiali gli stemmi delle città. Il vento di tali cambiamenti soffiò pure a Calcinato, infatti agli inizi dell'Ottocento ritroviamo un nuovo stemma. Nel campo dello scudo ovale compaiono le due spighe decussate con a lato le due "C". Sono scomparsi i monti, mentre le foglie del cereale sono così lunghe e frastagliate da ricordare quelle del sorgo. È curioso notare che in un'epoca di cambiamenti e di rifiuto per qualsiasi simbolo che potesse richiamare un passato che non fosse prettamente consono alla municipalità napoleonica, fortemente accentratrice, si sia ritornati ad un simbolo che, pur con alcune variazioni, richiamava l'antico comune.

      Si potrebbe supporre che il nuovo stemma ottocentesco sia stato una nuova creazione, il cui spunto fu fornito dalla teca argentea di S. Germano. Se così fosse non vi sarebbe stato allora alcun richiamo a quello cinquecentesco, che molto probabilmente era andato perduto nella memoria collettiva. Purtroppo anche in questo caso non si è trovato materiale documentario in grado di spiegare la motivazione di questa scelta. Si può però ipotizzare che, con l'affermazione in Europa degli stati nazionali, l'araldica, irrigidita ulteriormente con controlli centralizzati e regole burocratiche, abbia reso difficile il recupero di uno stemma più volte cambiato e forse dimenticato. L'Ottocento inoltre segnò un periodo di progressivo abbandono dell'uso di emblemi, sostituiti sui documenti dai più pratici timbri dei quali si tratterà ora brevemente. Il comune incominciò ad utilizzarli già in periodo napoleonico per poi rimpiazzarli allo stemma, probabilmente in maniera definitiva, dopo il 1829, anno in cui questo è stato ritrovato per l'ultima volta. Si ha quasi l'impressione che i simboli fossero sentiti inutili e bastasse appunto un semplice timbro per farsi riconoscere. Si tratta per lo più di esemplari molto semplici che riportano la scritta Municipalità di Ca1cinato. Va però ricordato che lo stesso emblema ottocentesco divenne a sua volta un timbro e pertanto non fu più impresso sugli atti con la ceralacca, a secco, o disegnato come avveniva anticamente. A questa prima serie di timbri se ne aggiunsero altre nei decenni successivi, senza che queste ultime eliminassero le prime nell'uso. A partire dagli anni quaranta dell'Ottocento si trova il timbro qui a destra riportato, che dagli anni sessanta del XIX secolo viene sostituito da quello successivo; nuova variazione nell'ultimo decennio dell'Ottocento per poi terminare con la versione del 1915 contenente lo stemma di Casa Savoia. Questi timbri venivano adoperati, come si è già scritto, anche contemporaneamente senza troppi problemi, quasi che l'utilizzo dell'uno o dell'altro non creasse difficoltà d'individuazione.

        In conclusione sembra che si imponga la tendenza a sostituire l'immagine con le parole, il simbolo con la scrittura.

Il XX secolo

        Ma ecco che immediatamente la Storia smentisce ciò che è appena stato detto; infatti dalla metà di giugno del 1926 compare un nuovo stemma, che fino all'anno 1998 ha rappresentato Calcinato. L'emblema all'interno di uno scudo gotico antico ha nella sua parte superiore una croce bianca su fondo rosso, chiamato capo di Savoia, in quella inferiore, su fondo azzurro, una spiga di grano con due rametti decussati. Il capo di Savoia fu introdotto in onore dell'allora casa regnante. I due rami che incorniciano la spiga sono gelso; l'informazione è offerta da una lettera in data 21 maggio 1929, scritta dal commissario prefettizio Gianni Trapani. Il commissario, rispondendo al professor Giovanni Battista Bertoldi che chiedeva informazioni varie sul comune, tra cui lo stemma, per "un lavoretto che sto preparando per le stampe", scriveva:

Aderendo alla sua richiesta Le comunico che lo stemma di questo Comune è rappresentato da una spiga di grano contornata da due ramoscelli di gelso su fondo celeste sormontato da una croce bianca su fondo rosso...
        Al solito non si conoscono i motivi della scelta di questo stemma, probabilmente ragioni connesse alla propaganda fascista e ai programmi di celebrazione del mondo rurale in un momento in cui, a livello nazionale, si perseguiva l'autosufficienza alimentare come obiettivo politico di primaria importanza.
        Erano infatti gli anni in cui si svolgeva la "battaglia del grano", con la quale si tentava di attenuare il tradizionale squilibrio della bilancia commerciale nazionale dovuto alle importazioni di grano che costituivano la più pesante voce passiva delle transazioni con l'estero.
        Si pensava anche di scongiurare il pericolo di carestie o di asservimento dell'Italia alle altre nazioni in caso di guerra, progetto questo tutt'altro che puramente propagandistico, essendo esso stato presente nei disegni di Mussolini fin dalle origini del suo movimento.
        Anche Calcinato partecipò alla "battaglia del grano" e con entusiasmo; infatti nella delibera del Consiglio Comunale del 2 agosto 1925 si legge:
...Il Signor Presidente espone succintamente i provvedimenti emanati dal governo per l'incremento e l'intensificazione della coltivazione granaria.
E' stato perciò stabilito di stimolare la produzione con una maggiore propaganda con l'istruzione di campi sperimentali, di costruire le Commissioni Provinciali incoraggiando ogni miglioramento, accordando premi ed altre agevolazioni.
Nell'accennare anche al ripristino del dazio doganale sui cereali a promuovere uno stimolo più efficace per una intensa produzione del grano, riconosce che l'argomento rappresenta una vitale importanza per la Nazione.
Ridurre la importazione del grano dall'estero e contemporaneamente tendere a produrre in patria il maggior fabbisogno di frumento vuol dire notevole miglioramento della valuta al cui sforzo mirano i provvedimenti con i quali deve essere imposta e vinta la battaglia del grano.
A sintesi propone che il Comune stanzi nel Bilancio preventivo 1926 un fondo di £. 2.000 da erogare in premio agli agricoltori che si renderanno meritevoli di questa opera importantissima per l'incremento della produzione.
Aperta la discussione i signori Poli Arturo, Chioda Tomaso e Maestri Amadio accolgono con plauso le ampie ed esaurienti delucidazioni ed incitamenti avuti dal signor Presidente e con voti favorevoli n. 11, contrari nessuno, ai sensi di legge delibera:

    a) di stanziare nel Bilancio preventivo 1926 il fondo di £. 2.000 per premi di incoraggiamento agli agricoltori per incremento della produzione agraria (spese facoltative straordinarie);
    b) di dare mandato alla Giunta municipale perchè provveda alla redazione del regolamento che disciplinerà l'erogazione dei premi agli agricoltori e che servirà di norma alla Commissione comunale in caso anche alle Direttive Governative; detto regolamento sarà sottoposto alla approvazione del Consiglio Comunale in prossima adunanza;
    c) di inviare al Capo del Governo telegramma di adesione concepito nei seguenti termini:
 

                                                    Sua Eccellenza
                                                    Benito Mussolini
                                                    Presidente Consiglio Ministri
                                                    Roma

        Consiglio Comunale Calcinato plaudendo entusiasticamente meravigliosa santa battaglia del grano da Vostra Eccellenza ingaggiata per la grande vittoria d'Italia sull'estero con amore e coraggio impareggiabile ha deliberato primo stanziamento lire duemila per premi incoraggiamento agli agricoltori che sortiranno più grano per unità terriera e quelli che daranno prezioso cereale maggior superficie in relazione estensione azienda e rotazione agraria adottata.
        Per la vittoria del grano: eia eia eia alalà!

        La Presidenza del Consiglio dei Ministri il 31 agosto 1925 rispondeva che
Questo Comitato plaude vivamente alla iniziativa assunta da codesto Comune.
        Tra la Commissione Provinciale per la propaganda agraria ed il Comune esiste una fitta corrispondenza, che ci permette di comprendere come, negli enti locali, la
questione granaria fosse tenuta in grande considerazione. E' possibile che si sia voluto inserire nello stemma la spiga di grano proprio per ricordare che Calcinato aveva partecipato onorevolmente alla "Santa battaglia del grano". L'utilizzo dei due rami di gelso decussati è connesso invece alla coltivazio- ne della pianta, molto diffusa sul territorio calcinatese ed uti- lizzata per la manifattura serica. Lo stemma poi venne riela- borato con l'aggiunta del fascio littorio.
 

        Infatti anche il fascismo volle metter mano all'araldica, prescrivendo che a tutti gli stemmi comunali fosse aggiunto il capo del Littorio, ovvero una striscia di colore rosso raffigurante il fascio romano circondato da due serti di quercia e d'alloro.

        A questa richiesta, come si vede, aderì anche Calcinato. Riguardo alla sua

realizzazione non si è trovata nessuna informazione precisa. La prima miniatura dello stemma, conservata ancora oggi nell'ufficio del Sindaco, riporta il timbro dell'ufficio araldico Guelfi Camaiani di Firenze. L'emblema, come abbiamo detto, compare nel 1926, ma si suppone che il desiderio di averne uno fosse nato qualche anno prima. Infatti, nel verso di una lettera inviata dalla Camera di Commercio e Industria al Comune il 30 dicembre 1925, nella quale si chiedeva di avere una copia dello stemma, per poterlo dipingere nel salone del consiglio in ristrutturazione, il podestà aggiungeva a mano in data 6 gennaio 1926:
Questo ufficio è spiacente non poter inviare lo stemma di questo Comune non essendone provvisto. È stato da parecchio tempo incaricato l'ufficio d'araldica per averlo e non appena pervenuto, sarà premura di questo ufficio farne avere copia...
        Il documento informa che gli amministratori di Calcinato già nel 1925 si erano interessati allo stemma affidandone la realizzazione ad un ufficio di araldica, probabilmente quello di Guelfi Camaiani, poi citato in una lettera del podestà del paese datata 29 maggio 1928. Con questa, l'amministratore rispondeva alla proposta della famosa storica Caterina Santoro, che, nell'aprile del 1928, rinnovava la sua disponibilità ad istruire la pratica per la concessione o il riconoscimento dell'emblema comunale presso la Consulta Araldica. Evidentemente questo, pur usato dal comune già a partire dal 1926, non era stato ancora riconosciuto. La studiosa milanese, nel precisare la parcella di £. 300 quale onorario per seguire la pratica di riconoscimento o concessione dello stemma, indicava anche con precisione gli impegni che intendeva assumere. Il podestà il 29 maggio 1928 così le rispondeva:
In risposta alla pregiata nota del mese di aprile scorso significo che il comune di Calcinato è in possesso del proprio stemma rilasciatogli dall'Archivio Araldico Genealogico di Firenze. Desidereremmo quindi sapere se la spesa di £. 300 potrà bastare o se ne occorreranno altre per la Consulta Araldica e pressappoco a quanto queste ammonteranno...
        Non sappiamo quale sia stata la risposta della Santoro, ma le trattative non andarono a buon fine se il podestà Pietro Tagliani, dieci anni più tardi, il 28 giugno 1939, ritornava sulla questione per adempiere al Regio Decreto n. 504 dell' 11 aprile 1929, con il quale si imponeva alle amministrazioni comunali di dotarsi di uno stemma proprio riconosciuto dalla Consulta Araldica. Egli richiedeva il
Reale riconoscimento... dato atto come il gonfalone non sia mai stato usato finora in questo Comune e come lo stemma per quanto sia stato usato da parecchi anni non abbia finora conseguito il Regio riconoscimento...
        Iniziava così una lunga corrispondenza tra la Consulta Araldica, la Commissione araldica Lombarda e la prefettura bresciana per aderire alla richiesta del Podestà di Calcinato. Nel materiale inviato alla Consulta Araldica vi era una breve storia del paese, il disegno dello stemma e la sua descrizione con la specificazione che era "...lo stemma usato ab immemorabili da questo paese.".
    La Presidenza del Consiglio dei Ministri, si ricordi che la Consulta Araldica era stabilita presso il Ministero dell'Interno, richiese al presidente della Commissione Araldica Lombarda di
...voler far conoscere se vi sono ragioni storiche o caratteristiche del luogo a cognizione di codesta Commissione, di importanza tale da suggerire al podestà delle variazioni allo stemma preposto...
        La Commissione Araldica Lombarda, dopo aver visionato il materiale, proponeva di sospendere i lavori per il riconoscimento, giudicando insufficiente il materiale presentato dal comune; si legge infatti nel verbale della seduta del 18 giugno 1941:
...Si propone che la Commissione sospenda di esprimere il parere sul chiesto riconoscimento, invitando il Comune stesso a dare le prove dell'affermato uso dello stemma da trattarsi...
        La commissione lombarda pretendeva che fosse fatta una ricerca storica più approfondita perché a suo giudizio
...questo stemma... non ha alcuna giustificazione...
        Inoltre non mancava di rilevare discrepanze tra la relazione all'ufficio araldico di Padova, molto probabilmente da lei consultato, secondo il quale lo stemma era in effetti utilizzato ab immemorabili, e il verbale del comune per il quale lo era invece da parecchi anni.
        A conclusione, la Commissione Araldica Lombarda il 15 maggio 1942 invitava la Consulta Araldica a sospendere il riconoscimento. Questa, a sua volta, nel giugno 1942 richiedeva al podestà di inviare nuova documentazione che provasse l'antico uso dello stemma:
...E' necessario che egli [il podestà] faccia tenere a questa Presidenza (Consulta Araldica) i documenti comprovanti l'antico uso in detti emblemi. Nel caso non gli fosse possibile la presentazione di tali prove, egli dovrà allora inviare altra domanda (in carta libera) scritta a Sua Maestà il Re e Imperatore, intesa ad invocare dalla grazia sovrana la concessione "ex novo" dello stemma e del gonfalone...
        Dai documenti successivi si scopre che il podestà non riuscì a dimostrare l'antico uso dello stemma e la cosa non stupisce, considerato che l'emblema con la spiga di grano, come abbiamo già detto, risaliva solo al 1926.
    Per quanto concerne invece il vecchio simbolo con una o due spighe di cereale inferiore, è molto probabile che se ne fosse perso del tutto il ricordo. Infatti in una lettera in data 29 settembre 1942 si legge che il commissario prefettizio di Calcinato
...invoca[va] dalla grazia sovrana la concessione "ex novo" del riconoscimento dello stemma e del gonfalone comunale...
        Si delineava così, vista l'impossibilità del riconoscimento dell'antico uso, la strada alternativa della concessione per grazia sovrana. Il 14 ottobre 1942 la stessa Consulta Araldica prendeva atto dell'impossibilità di pervenire a informazioni più certe e fondate e
ne chiede[va] la concessione per grazia sovrana
        Tale richiesta fu poi rinnovata dal podestà il 3 novembre l942, ma non ebbe mai risposta. Non si conosce il motivo di tale silenzio, ma è plausibile supporre che gli avvenimenti bellici e i rivolgimenti politici del periodo abbiano distolto l'attenzione degli addetti dalla vicenda.
        Nel secondo dopoguerra nessuno più si interessò a tale questione, che rimase aperta sino ai giorni nostri, quando nel novembre del 1997 il consiglio comunale deliberò di istituire la pratica per il riconoscimento presso l'attuale Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
        Lo stemma era finalmente in corso di riconoscimento; l'Ufficio Araldico nel dicembre del 1997 proponeva al Comune alcune variazioni: la trasformazione dello scudo da antico gotico in sannitico e la sostituzione del gelso con l'alloro per i due ramoscelli.
        Alla fine del XX secolo si avviava a conclusione, dopo diverse peripezie, una storia iniziata circa mille anni fa, nella quale è possibile riscontrare un dato comune: in tutti gli stemmi usati dal comune è stato e vi è presente un cereale, elemento agricolo legato a doppio filo con l'attività rurale del paese.

Oggi (lettera di presentazione alla cittadinanza)

Il 25 marzo 1998 il Presidente della Repubblica ha riconosciuto ed approvato con proprio decreto il nuovo stemma ed il relativo gonfalone del Comune di Calcinato.

Il percorso storico intrapreso, con alterne vicende, nel secondo decennio di questo secolo è stato portato a compimento.
Si è ritenuto di sottolineare l'atto ufficiale con questa pubblicazione che, messa a disposizione di ogni famiglia, aiuterà a capire attraverso un'angolatura particolare, il senso di appartenenza ad una comunità.
Lo stemma è un simbolo che identifica e nel quale ci si riconosce. Quello attuale, al di là delle precedenti forme rinvenute dalla ricerca storica, è noto e consolidato anche nella memoria dei cittadini più anziani. Per questo motivo l'Amministrazione Comunale lo aveva proposto per il riconoscimento e l'approvazione ufficiale.
Affidiamo a queste pagine il compito di documentare e, possibilmente, suscitare interesse per il passato e la nostra storia.

Calcinato, dicembre 1998

                                          Pierangelo Crottogini, Sindaco


(fonte Nadia Taglietti Saudou - "Lo stemma di Calcinato" / ed. Comune di Calcinato)