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Invito a Mazzo

Mazzo rientra di diritto nell'itinerario storico-artistico
proposto dal Parco delle Incisioni Rupestri, dalla pieve di Mazzo
dipesero infatti sia Grosio che Grosotto.
In
seguito al processo di evangelizzazione promosso dal
ves- covo di Como nella seconda metà del V secolo, anche in Valtel-
lina prese gradualmente forma la suddivisione
territoriale in pievi. Ogni pieve aveva
un suo capoluogo dove risiedeva il sacerdote e dove
erano il battistero e la chiesa matrice, ai quali facevano
riferimento le chiese filiali sparse sul territorio.
Mazzo, che forse era già un borgo di qual- che
importanza, venne prescelto come sede della chiesa pleba- na
e del capitano di pieve, cui spettava la giurisdizione civile e
militare, il che determinò la centralità del paese durante i secoli
medievali. Non a caso qui si stabilirono i Venosta di
Matsch, i quali dal castello di Pedenale estesero il loro
dominio sui vari territori della zona,
impossessandosi anche della fortificazio- ne di
Grosio. Quello rinascimentale fu un
periodo particolar- mente felice per Mazzo. Fra
il Quattro ed il Cinquecento una committenza
colta ed aggiornata ricorse ad artisti di fama per
riammodernare il complesso battesimale, e
proprio all'inizio del Cinquecento (1525-1529) Gian
Angelo de Medici, il futuro papa Pio IV, fu titolare
della sede arcipretale. Col disgregarsi dell'organizzazione
plebana e il costituirsi di parrocchie autonome, il borgo perse
gradualmente il suo ruolo.
Il nucleo storico, dall'antico impianto, gravita intorno
alla piazza principa- le sulla quale si affacciano
gli edifici religiosi del paese: la collegiata di Santo Stefano e
il battistero con l'annessa chiesa di Santa Maria. Se ci si pone
al centro della piazza e si volge lo sguardo verso
l'alto, elaborati comignoli graffiti di epoca
rinascimentale lasciano indovinare l'esistenza
di architetture signorili, molte delle quali
appartennero alla famiglia Venosta: palazzo Venosta (XVI),
palazzo Lavizzari, palazzo Foppoli, palazzo
Venosta-Quadrio, casa Franzini, palazzo Lavizzari-Landriani.
Sulla
sinistra della collegiata si imbocca via Mortirolo, dove nume- rose
moderne abitazioni poggiano ancora su fondamenta
di anti- che case-torri. Subito ci si imbatte nell'ex casa Pozzi e
nella cinque- centesca sede del Comune.
Più avanti,
sul lato opposto, da piazza Trieste si raggiunge vicolo
della Torre. Qui grande è la sorpresa nel
trovarsi di fronte ad un
affresco di notevoli dimensioni dalla curiosa ed
inusuale iconografia: quattro orientali su un
cammello fronteggiano un grande animale, forse
un elefante, montato da un arciere; nel mezzo sta un uomo a testa in
giù e tutt'intorno pian- te tropicali cariche di frutti.
I principali edifici sacri del paese si trovano a pochi metri l'uno
dall'altro e individuano un'area di grandissimo interesse storico ed
archeologico. Se si sca- vasse al di sotto della collegiata di Santo
Stefano quasi ertamente si trovereb- be traccia della
primitiva chiesa battesimale. L'attuale struttura
a tre navate si deve probabilmente ad una ricostruzione
bassomedioevale, ma gli alzati e la zona
presbiteriale subirono consistenti modifiche nei secoli a seguire, tanto
che l'edificio mostra al visitatore un volto barocco.
Significativi gli affreschi della splendida sagrestia
(XVI), l'altare ligneo del Rosario (1609-1623), il portale mar- moreo di
scuola rodariana (1508) e il bel campanile con decorazione a graffito.
Mentre la chiesa mostra un volto barocco, il battistero, meno
rimaneggiato, conserva l'architettura cieca tipica del romanico lombardo
ed elementi rinasci-
mentali, quali i graffiti esterni e il portale
mar- moreo eseguito dagli stessi autori del taberna-
colo per gli olii santi murato all'interno
e del portale maggiore della collegiata (1508-10). Alla
stessa epoca risale la decorazione pittorica in-
terna che in parte restituisce l'originario aspetto
dell'ambiente, le cui pareti
dovevano essere completamente affrescate (con opere attribuibili
a Giovannino da Sondalo, fine XV secolo).
Al centro, il fonte battesimale in pietra sormontato da un
ciborio ligneo rammenta la funzione dello edificio e la sacralità del
luogo. Si tratta dell'uni- co esempio di architettura
battesimale soprav- vissuto in valle. Era originariamente isolato
e so- lo successivamente (XV secolo?) venne costruita, nelle sue
immediate, vicinan- ze, la chiesa di Santa Maria. Ricordata in documenti
della metà del Quattrocen- to, questa chiesa è a sua volta frutto di
una serie di rimaneggia- menti: durante il Seicento la navata fu
sopraelevata, mentre l'abside venne completamente ri-
costruita all'inizio dell'Ottocento in stile ormai neoclassico.
Attraverso un locale voltato, che un tempo
fungeva da pubblico passag- gio, si accede al seicentesco
oratorio di San Carlo Borromeo, dove ebbe sede la confraternita
dei Disciplini.
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