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Archeologia industriale
Spesso la vicinanza tra il bene monumentale, artistico o
ambientale e l'insediamento tecnologico è
difficile. La pre- senza su buona parte dei confini del
Parco di una delle più grandi centrali idroelettriche
del nord Italia non lascia tutta- via intravedere questa
difficoltà. Ragioni storiche, ambienta- li, architettoniche,
archeologico industriali, ma soprattutto legate alle risorse u-
mane, uniscono l'area di Grosio e
Grosotto alla AEM e, di fatto, integrano
l'intero complesso tecnologico all'interno
del Parco, costituendone uno degli itinerari.
Per tutto l'Ottocento la Valtellina,
definitivamente inserita nel territorio lombardo dopo il
Congresso di Vienna, è alla ricerca di un'occasione d'integra- zione
con l'economia lombarda e la pianura. La nascita
dell'industria idroelet- trica, all'inizio del '900, costituisce
la prima grande occasione di integrazione. Si avvia così tra la
Valtellina, Milano e la Lombardia una collaborazione di uomi- ni e
culture che tutt'oggi continua.
La storia idroelettrica in Valtellina parte da
Grosotto. Nel 1908 inizia la costruzione
dell'impianto di Grosotto, che verrà inaugurato il 16
ottobre 1910. L'8 dicembre 1910 viene quindi costituita l'AEM per
l'esercizio della centrale di Grosotto; inizia così la produzione di
energia elettrica. Da allora ad oggi è stato costruito un complesso
sistema produttivo che comprende 7 centrali e 3 serba- toi
di accumulo. A questi impianti va aggiunta la nuova
centrale del Braulio, completamente automatizzata, collocata
in caverna per non alterare il paesag- gio del Parco
Nazionale dello Stelvio. Con la nuova centrale gli
impianti idro- elettrici dell'AEM coprono un consumo di energia
equivalente a 420.000 tonnel- late annue di prodotti petroliferi
d'importazione.
Il complesso idroelettrico di Grosio e Grosotto costituisce uno dei più
significativi siti di archeolo- gia industriale, sia per
datazione storica che per qualita e
conservazione dei singoli manufatti che lo compongono.
Le centrali si rifanno alI'indirizzo
storicista e eclettico proprio della cultura architet-
tonica europea dell'Ottocento: le forme degli
stili storici, medievali, rinascimentali e barocchi venivano riprese e
adattate ai nuo- vi manufatti tecnologici.
La costruzione della Centrale di Grosotto,
primo impianto dell'AEM in
Valtellina, iniziò nel 1908 per concludersi con l'inaugurazione
nel 1910. Venne dedicata all'ing. Giuseppe Ponzio, docente
del Politecnico di Milano. Rappre- senta
uno degli esempi più pregevoli dell'architet- tura industriale
del primo Novecento lombardo. Rilevante il gioco
grafico dei mattoni policromi e la soluzione architettonica a
grandi arcate. Da no- tare, in alto sopra gli archi
dei grandi finestroni, il fregio che corre lungo tutto
l'edificio e che ritro- viamo anche nelle opere di
recinzione e nelle cancellate che delimitano l'area. Il bacino
imbrifero utilizzato dalla centrale di Grosotto era di circa 560
chilometri quadrati. L'energia prodotta in
parte veniva fornita ai comuni valtellinesi, in virtù della
convenzione del 1906, parte veniva convogliata a Milano
attraverso due linee elettriche che attraversando il Passo del Mortirolo,
la Val Camonica e la Val Cavallina, raggiungevano la centrale di Piazza
Trento. Al complesso del- la centrale è unita una cabina di
trasformazione, che si rifà allo stesso disegno
architettonico.
La centrale di Roasco, dal nome del torrente che na-
sce in Val Grosina, fu edificata negli
anni 1917-1920 su progetto dell'arch.
Pietro Portaluppi. Diversamente da quella di Grosotto,
dove l'elemento primario di costruzio- ne è il cotto, per
l'edificazione della centrale di Roasco venne
utilizzato granito in blocchi levigati,
proveniente dalle cave locali di Grosio in località "Ganda".
Particolare l'innesto a torre merlata e il dialogo
architettonico con il Castello Visconti Venosta che
sovrasta la centrale.
Faceva
parte del complesso produttivo della centrale di Roasco, la diga
vecchia di Fusino (interessante
architettura di sbarra- mento interamente
rivestita da blocchi di granito), costruita nel 1922, che raccoglieva
nel proprio serbatoio le acque dei due tor- renti della Val Grosina.
Alla
centrale di Roasco si aggiunse nel 1956 la
Centrale di Grosio, costituendo così il maggior centro di
produzione e di potenza installata dell'AEM. Il
sis- tema energetico di Grosio è costituito dal canale deri-
vatore (in galleria sul versante retico), che
collega la centrale di Premadio (a nord di
Bormio) con la Val Grosina, dal nuovo
sbarramento di Fusino e dalla stessa centrale che
entrò in
funzione nel 1960.
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