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ascolto le storie che mi racconta il grande fiume, e la gente dice di me: «Più diventa vecchio, e più diventa svanito». Invece non è vero perchè io sono sempre stato svanito. Grazie a Dio." |
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Sulla mia libreria balza all'occhio un volumetto...
Decisamente più sciupato degli altri,logoro, con alcune pagine che parrebbero staccarsi da un momento all'altro solo a guardarle... E' quello che resta di una pubblicazione Rizzoli risalente al 1977 del "Don Camillo" di Giovannino Guareschi. Bambino, lo trovai per caso sulla scrivania di mio padre e da allora mi ha seguito ovunque, letto e riletto ogni volta con gioia, commozione, nostalgia...
Quante volte mi è capitato, conoscendo quasi a memoria il testo, di rimproverare con vigore il personaggio di cui stavo leggendo sapendo che la sua scelta del momento lo avrebbe portato ad inevitabili guai! Me lo vedevo di fronte, come una persona vera, reale, ma in realtà era solo la magica penna di Giovannino che ancora una volta aveva fatto il miracolo... Certamente il mio profondo amore per la campagna padana è stato in parte alimentato ed influenzato da quei racconti così forti e verosimili ambientati in quella "fettaccia di terra che sta tra il Po e l'Appennino". Quel Po che "comincia a Piacenza." "Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente."
Quante volte sono andato e tornerò a Brescello e dintorni solo per sentirmi parte di quelle storie, pur sapendo che Guareschi arrivò a non gradire la finzione scenica che gli fu imposta... Nel corso degli anni ho affiancato a quel libro tutta la raccolta dei racconti di Mondo Piccolo, fino ad arrivare al punto di voler capire cosa muovesse la mano del loro autore. Nonostante mi rattristasse l'idea di allontanarmi da Don Camillo, Peppone e compagnia, lessi "Osservazioni di uno qualunque", "Lo Zibaldino", "Alla scoperta di Milano"... E qui, con nemmeno troppa meraviglia, trovai l'amico! Giovannino Guareschi adesso era il protagonista, non l'autore; scriveva di sè, della sua Ennia, dei suoi figli, della sua vita, pur con i dovuti accorgimenti, e mi sembrava ancora una volta di essere presente e partecipe! Quelle erano le vicende della mia casa, ero io che dialogavo e disquisivo con mia moglie... La sintonia era totale e l'amicizia e la stima crescevano.
Recentemente è stata pubblicata la biografia scritta da Alessandro Gnocchi, "Giovannino Guareschi - Una storia italiana".
La scoperta del Giovannino "vero" non è stata priva di sorpresa: dietro l'umorista si nascondeva, come spesso accade, un uomo che ha dovuto soffrire disagi, umiliazioni, dolori, tradimenti... Molti tra i suoi più toccanti racconti sono in realtà trasposizioni di fatti reali che hanno inciso la sua anima fin nel più profondo, ed il ripensarli od il rileggerli in questa nuova luce procura nuove e sincere emozioni. Scansato e sminuito dai suoi contemporanei, infastiditi dalla sua voce al punto di non riuscire a risparmiarlo nemmeno in occasione della sua prematura scomparsa, meritava e merita una collocazione diversa. Chi lo conosce lo sa; chi non lo conosce dovrebbe sapere... Anche per questo la sua eredità è stata raccolta da Albertino e Carlotta, i suoi due figli.Guareschi ironizzava sul fatto di scrivere per "ventitrè lettori" e loro, con altrettanta ironia,
hanno fondato in sua memoria l'associazione culturale Club dei Ventitrè! Chissà cosa pensa, da lassù, sapendo di essere anche su quella diavoleria che è Internet, proprio lui così contrario alle dilaganti modernità! I due discoli anche questa volta saranno comunque perdonati... Nel sito è possibile trovare la storia di Giovannino, la sua bibliografia e tutte le informazioni inerenti l'attività del Club e le manifestazioni culturali promosse. Quadrimestralmente ed in edizione limitata per i soci, ben più di ventitrè!, viene pubblicato "il Fogliaccio", sogno mai concretizzato di Guareschi e diretto dal figlio Alberto.