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Invito a Grosotto

Ormai unito a Grosio dalla recente urbanizzazione lungo l'asse della
Stata- le 38, Grosotto è parte integrante della visita al Parco
delle Incisioni Rupestri, non solo in quanto comune aderente
al consorzio gestore, ma per un comples- so di ragioni
territoriali, storiche e umane che,
comprendendo anche Mazzo, fanno di quest'area uno dei più
significativi crocevia storico-artistici dell'intera Valtellina.
La
più antica citazione del paese emerge in un documento del
1080, epoca in cui l'abitato si trovava più a sud dell'attuale.
La minaccia delle acque consi- gliò in seguito di costruire
un po' più a nord, non molto lontano dal
castello di S.Faustino che domina- va il borgo dall'alto.
Analogamente a Grosio, anche Grosotto fu per lungo tempo un feudo ves-
covile affidato ai Venosta di Matsch nel 1187. Ciò non impedì tuttavia
alla po- polazione di dar vita ad una istituzione comunale (XIV
secolo), mentre si pro- trasse fino al 1625 la dipendenza dalla
pieve di Mazzo.
Nel 1487, quando la Valtellina apparteneva ancora allo Stato di Milano, il
paese fu raggiunto dai Grigioni che da qualche tempo premevano
sui confini settentrionali del ducato. In tale occasione Grosotto
non subì però le distruzio- ni che gli invasori inflissero ad altri
centri della valle. Proprio da Grosotto nel 1620 ebbe inizio
l'insurrezione dei valtellinesi contro i
dominatori Grigioni, passata alla storia col nome di "Sacro
macello". La rivolta fu capeggiata dal no- bile grosottino Giacomo
Robustelli che divenne poi Governatore della valle li- berata.
centro storico
Chi voglia avventurarsi nel centro storico di Grosotto deve abbandonare
la statale e percorrere via Patrioti che, partendo dal Santuario della
Madonna del- le Grazie, si snoda attraverso il vecchio borgo, lambisce
la piazza retrostante il Municipio e raggiunge infine la
chiesa parrocchiale di Sant'Eusebio.
Signorili dimore dai bei cortili nascosti si affacciano su
questo antico asse viario, dal quale si dipartono stretti vicoli
rurali dal sapore alpino. Lungo tale storico percorso
rischiano di passare inosservati alcuni bassorilievi murati sul-
la facciata di una casa al n° 47, mentre
è impossibile sfuggire al fascino delle fontane-lavatoio.
Proseguendo per la via si giunge alla cappella di San (1630) che, dal
centro di un bivio, sembra dialogare con la vicina
settecentesca facciata dell'oratorio del Crocifisso.
Santuario della
Madonna delle Grazie

La fondazione risale al 1487, ma il primitivo edificio venne ampliato
nel 1534 e ricostruito tra il 1604 e il 1671 da architetti e
ingegneri ticinesi. Le sue forme architettoniche, volutamente sobrie
ma studiatissime, trovarono ampio seguito
in valle nei decenni a seguire. Sappiamo inoltre che il
progetto del portale fu inviato a Milano per
l'approvazione, a testimonianza
degli intensi rapporti che la Valtellina ebbe
con quella città. L'interno con- serva manufatti lignei di
grandissimo pregio artistico, primo fra tutti l'impo-
nente altar maggiore, opera dell'intagliatore camuno Pietro Ramus
(1672-81).

Nella navata si fronteggiano la splendida
cassa dell'organo, iniziata dal bresciano Paolo Scalvini
(1706-08) e conclusa da Giovan
Battista del Piaz (1713-17), e una cantoria realizzata da
Andrea Rinaldi e Matthias Peder (1770). Il gusto
barocco è testimoniato dagli affreschi di Ferdinando
e Giuseppe Cri- velli (1764), mentre le volte furono dipinte
all'inizio del secolo da Eliseo Fuma- galli (1921-1922).
Sant'Eusebio
Fondata
in epoca medioevale, la chiesa mostra un volto tipicamente
seicentesco frutto di una ri- costruzione
eseguita su progetto del
luganese Bartolomeo Solari verso la fine del XVII
secolo. E' invece opera recente
il campanile, edificato nel 1900
in sostituzione di quello antico.
Il fastoso portale in pietra verde datato 1723
invita ad acce- dere al tempio, la cui struttura trinavata
si indovi- na già dall'esterno. L'interno
conserva l'originaria pavimentazione in lastroni di pietra, dove
ancora si individuano le lapidi delle sepolture signorili, stucchi
eseguiti da artisti ticine- si, un imponente altare maggiore
(1776) ed arredi e dipinti di varie epoche, fra cui una Deposizione di
Cristo nel sepolcro attribuita a V. De Barberis (1549).
Se la zona intorno al Santuario, con l'ampio sagrato e il viale
antistante, in- vita a tornare con la memoria alla
miracolosa vicenda che fu all'origine della
costruzione dell'edificio, tutt'intorno alla chiesa
parrocchiale troviamo i segni della vita religiosa e
sociale del passato: l'ex casa parrocchiale
dalla curiosa guardiola in pietra e l'attuale
abitazione del parroco, ricavata entro un antico edificio al quale
si accede da un portale riccamente
scolpito. E ancora una colonna
che ebbe funzione di berlina, dove venivano posti al
pubblico scherno i colpevoli di
reati minori, la porta di una vecchia bottega e un antico
torchio a leva acquistato dal Comu- ne a scopi museali. Dall'altra parte
della statale, lungo una stra- dina che non a caso si chiama via Mulini,
è invece possibile vi- sitare un vecchio mulino tuttora in
funzione per il piacere di chi ama i prodotti
genuini.
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