Invito a Grosio

Le prime frequentazioni umane, eccezionalmente testimoniate
dalle inci- sioni rupestri, interessarono le alture solive
del paese al riparo dalle inonda-
zioni. Da qui transitarono anche
le popolazioni alpine, i Celti e i Romani,
avviando così un percorso storico che progressivamente
segnerà l'importanza di questo centro dell'Alta Valtellina.
Su quelle stesse alture in pieno Medioevo (secolo X-XI) sorse il
castello di San Faustino, mentre sul fon- dovalle
veniva formandosi il paese di
Grosio che, ecclesiasticamente, dipendeva dalla pieve
di Mazzo. Dal 1187, castello e borgo furono affidati in feudo alla
famiglia altoatesina dei Venosta di
Matsch, ma in paese si stabilirono anche altre
nobili famiglie prove- nienti dal comasco e dal bresciano che certo
contribui- rono al fiorire del borgo. Ben presto alla
costituzione di un Comune con propri statuti (secolo XIII),
fece se- guito il distacco dalla chiesa matrice di Mazzo
(1426). Nel frattempo, per iniziativa dei Visconti
di Milano, nei pressi del vecchio castello di San Faustino fu
costruito un nuovo imponente castello che i Grigioni nel 1526 ordinarono
di smantellare. Attraverso i passi del Mortirolo e dell'Aprica intensi
furono gli scambi culturali e
commerciali con Venezia,
dove molti grosini trovarono lavoro presso il porto.
centro storico
La visita al ricco centro storico di
Grosio comincia dalla villa Visconti
Venosta.
Il corpo di fabbrica più antico,
quello sulla sinistra attraverso il quale si raggiunge la corte
interna, fu eretto sul finire del 1600 sui ruderi dell'antica dimora
di Marcantonio Venosta. L'attuale struttura ad U della
villa, affacciata su un ampio parco come vuole la miglior tradizione
dell'abitare in campagna, si deve invece ad un ingrandimento
ottocentesco. La villa, in gran parte
visibile, è sede della Biblioteca
Comunale e di un Museo del costume locale. I
suoi ambienti conservano arredi originali, suppellettili e
oggetti d'arte di varia provenienza
raccolti dal marchese Emilio
Visconti Venosta, patriota risorgimentale e
diplomatico illustre. Fra questi, si segnalano
due ante dipinte
dal pittore grosino Cipriano
Valorsa nel
1597 ed un
rilievo ligneo con l'Adorazione dei Magi,
appartenuto ad un'ancona attribuita al celebre
intagliatore pavese Giovan Angelo del
Maino (fine XV secolo). La ricca biblioteca conserva inoltre libri
di pregio, fra i quali un volume di prover- bi francesi postillato dal
Manzoni. Nel 1982 la villa fu donata
al Comune di Grosio dall'ultima erede della famiglia, la
marchesa Margherita.
Sul retro della villa, il centro storico conserva la compattezza di un
tempo. Antichi portali, finestre sagomate e stemmi nobiliari si
alternano a vecchie inse- gne, fontane, porte di antiche botteghe,
vicoli, androni e fienili, offrendo vivaci scorci in grado di evocare
tempi e modi di vita ormai perduti. Tutte da scoprire appaiono in tal
senso le zone rurali alle spalle delle chiese di San Giorgio
e di San Giuseppe. Tra le architetture nobili, spiccano invece
palazzo Negri, l'antica sede del municipio, l'ex casa Pruneri e la
prestigiosa casa parrocchiale che con- duce, attraverso un androne, alla
piazza del Comune dove un monumento ri- corda i caduti
in guerra. Alle due importanti chiese già citate, si aggiungono le
sconsacrate chiesette seicentesche di San Michele e di San Francesco, la
cappel- la dei Magül in via Mortirolo e alcuni affreschi a
carattere devozionale, primo fra tutti la Sacra Famiglia che
il Valorsa dipinse sulla sua presunta abitazione che
si trova al n.14 lungo la via che sale verso Ravoledo e che prese
poi il suo nome.
San Giuseppe
Edificata
a partire dal 1626 con numerose interruzioni, la chiesa di
San Giuseppe venne consacrata nel 1674. Il con- trasto
cromatico fra le superfici intonacate e la pietra ver- de
caratterizza la facciata scandita in due ordini
sovrap- posti, ma la pietra interessa anche l'ampio sagrato
e l'im- ponente campanile alleggerito dalla presenza di
bifore e trifore. Le decorazioni e gli arredi interni
risalgono per lo più alla fine del Seicento e al
primo decennio del Sette- cento. Di particolare pregio
appare l'altar maggiore, ese- guito nel
1739 su disegno di Pietro Ligari
dai fratelli Buzzi di Viggiù, il più famoso
dei quali, Elia Vincenzo, scolpì nel marmo bianco di Carrara i
due splendidi angeli posti ai lati del tempietto. La sagrestia
custodisce un prezioso doppio inginoc- chiatoio in legno
intarsiato ed avorio (ante 1697).
San Giorgio
Citata per la prima volta nel 1257, anche se la
tradizione ne fa risalire la fondazione
all'epoca di Carlo Magno, l'ex chiesa
parrocchiale di San Giorgio venne rimaneggiata verso
il 1480, mentre non subì quelle trasformazioni baroc- che che
modificarono il volto della maggior parte delle nostre chiese.
L'edificio è esternamente caratterizzato da un'archettatura cieca
resente anche sul cam- panile mentre, all'interno,
rispetta la tipologia della "chiesa a fienile" di origine
francescana. La facciata è a capanna, con rosone centrale e portale in
pietra con lunetta affrescata.
Vi operarono artisti di varia provenienza e cultura che
lasciarono decora- zioni il cui accostamento conferisce un
particolare fascino alla chiesa. La deco- razione pittorica di
maggior interesse artistico è senza
dubbio la Madonna della Misericordia (1498),
dipinta da ignoto artista di cultura
bramantesca; nella cappella di destra non si
può fare a meno di apprezzare anche l'altare ligneo
di P. Bussolo (1494) e gli stucchi del ticinese A. Casella
(1624 ca). Il livel- lo si mantiene elevato anche negli affreschi
della zona absi- dale, eseguiti dal comasco Andrea
de Passeris al di sopra degli stalli lignei
attribuiti a P. Brasca. Sono invece testimo- nianze di una
tradizione pittorica locale i vivaci affreschi al centro
della parete destra, attribuiti a Giovannino da Sonda- lo, e la Deposizione
del Valorsa in controfacciata. Sempre al Valorsa si devono i
busti di Santi e Sante affrescati sugli ar- chi
dell'annesso ossario.
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