Castelli
               

        Ai vari motivi di interesse  culturale  e  turistico  offerti dal  Parco  delle  incisioni  Rupestri  di  Grosio  va aggiunto quello costituito dal complesso dei castelli  di  S. Faustino e del "castrum novum". Essi sono posti sulla sommità del col- le che si innalza alla confluenza della valle  del  Roasco  con quella dell'Adda e rappresenta un tipico esempio di "castel- lo  gemino",  tipologia  riscontrabile  anche  nei  castelli  del dosso Grumello presso Sondrio per restare nell'ambito valtellinese.

        Tre sono le vie per  accedervi, tutte estremamente suggestive e percorribili a piedi.   Due partono a monte dell'abitato di Grosotto, appena passato il ponte sul Roasco: la prima attraversa i castagneti "del dom" e, seguendo la mulattiera militare, conduce al lato Ovest dei castelli;  la  seconda  è  costituita  dall' antica via di accesso al  castello  vecchio  e  si  inerpica sul versante orientale del colle giungendo ai piedi dell'absidiola della cappella dei  SS. Faustino e Giovita.  La terza si stacca dalla statale dello Stelvio  a  Nord  della  Centrale AEM e, costeg- giando le  balze  rocciose di "raspagan", supera il "dos del cap" e  conduce  alla  scaletta  intagliata  nella "rupe magna" che costituisce l'accesso al lato Nord del "castello nuovo".

Il castello Vecchio o di S.Faustino

       La costruzione più antica fu realizzata attorno al X-XI sec. sulla  estremità meridionale del dosso ed  è  comunemente  detta,  anche  nei documenti, castello di S. Faustino dal nome del martire roma- no titolare, unitamente a S. Giovita, della cappella castellana. Il culto  per  questi  santi,  già  venerati sull'Isola Comacina, e la presenza di una rilevante immigrazione proveniente dal centro Lario, docu- mentata a partire dal XI secolo, testimoniano  una costante influenza comasca esercitata nella zona a partire dall'epoca romana.  I pochi  ruderi  rimasti permettono  l'identificazione  del perimetro e una lettura parziale della planimetria.  Su di essi  svetta  il  campaniletto  romanico, restaurato nella parte superiore verso la fine del 1800, attiguo alla  piccola cap- pella che conserva, al centro  del  presbiterio,  due sepolcri medioevali  scavati nella roccia.

        La relativa angustia del fabbricato, costretto a seguire la  morfologia  della
altura, fa pensare più che a un'opera difensiva vera e propria  ad una prestigio- sa affermazione del potere del feudatario cui pertinevano Grosotto e Grossura, quest'ultima diventata successivamente Grosio.  Doveva trattarsi comunque di un punto strategico importante come attesterebbe  un  interessante  documento del 1150. Il Vescovo di Como Ardizzone, dal quale dipendeva tutta la pieve di Mazzo con le relative fortificazioni, sottraeva ad Artuico Venosta  il  castello di Grosio per darlo al più fidato  Bertario  de  Misenti.  Solo successivamente, nel 1187, placate le contese,  il  Vescovo  Anselmo  reinvestiva  Egano  Venosta del castello con una rendita di 60 moggie di grano da esigersi in Grossura. Da allo- ra competerà alla famiglia Venosta la custodia del castello e anche della nuova struttura costruita nel XIV secolo.

Il "Castrum Novum"

        Fra il 1350 e il 1375 sorse, per volere dei Visconti e con il contributo di  tut- ta la valle, il "castrum novum". Questa nuova  costruzione  fu concepita  per  ri- spondere a mutate esigenze  strategiche  e  non  per contrapporsi o rivaleggiare col vecchio castello di S. Faustino come supposto da  alcuni  studiosi.  Nel 1376 l'esercito visconteo al comando  di  Giovanni Cane,  fiancheggiato  da  elementi locali capeggiati da Olderico Venosta detto Felino, nella impossibilità di forza- re Serravalle, passando attraverso la Val Grosina calavano su Bormio  sottomet- tendola a Milano come era già avvenuto prima per il  resto  della  Valtellina.  A questo battesimo di fuoco non seguirono  altri fatti  d'arme  che  coinvolgessero direttamente il castello fino al 1526, quando  il Governo delle Tre Leghe, nuovo signore della Valtellina, ordinò lo smantellamento di tutte le fortificazioni esis- tenti in valle.

grosio022.jpg (102367 byte)        Il  Castrum  Novum  costituisce  l'esempio  meglio conservato e più interessante di architettura  castellana di tutta la provincia di Sondrio. La vastità della costru- zione, non certo destinata ad accogliere la popolazione locale che aveva nei monti circostanti rifugi  ben più si- curi, e la complessità  dello  schema difensivo, non abi- tuale nelle vallate alpine, lasciano aperti numerosi interrogativi. L'insieme del- la cinta  muraria  e delle numerose torri, offrono un'eccellente vista di insieme, accentuata da un mirabile effetto prospettico per chi osserva dal basso.